Gli avvoltoi del Vecchio Mondo riflettono gli effetti degli inquinanti ambientali

Gli avvoltoi africani stanno subendo una grave declino dal quale non potrebbero più riprendersi dovuto ai danni causati dall’utilizzo di sostanze chimiche ambientali 

Molti stress antropogenici, come il cambiamento climatico o la perdita di habitat e risorse, sono estremamente dannosi per la flora e per la fauna. Ciò su cui raramente ci si sofferma è che esistono organismi più vulnerabili di altri a questo tipo di pressioni.

Esistono diverse sostanze delle quali non si conoscono le pericolosità, come, ad esempio, le sostanze chimiche “legacy”, come idrocarburi policiclici aromatici (IPA), il diclorodifeniltricloroetano (DDT) e metalli pesanti come il piombo, che agiscono su individui e popolazioni che sono già minacciati o in via di estinzione. Di che sostanze si parla? Quali sono le specie più vulnerabili? Per scoprirlo dobbiamo viaggiare verso l’Africa!

La fauna africana racchiude specie magnifiche e affascinanti e altre forse un po’ meno incantevoli, ma comunque importantissime. Tra esse si fanno spazio gli avvoltoi del Vecchio Mondo, specie fondamentali all’interno della catena alimentare aventi il ruolo si spazzino. 

“Gli avvoltoi forniscono una componente essenziale per sostenere la salute dell’ecosistema attraverso la rimozione dei rifiuti, la diminuzione della trasmissione delle malattie e il riciclaggio dei nutrienti”. Questa è l’opinione di Sonja Krüger, autore principale dell’articolo pubblicato su su Environmental Toxicology and Chemistry dove vengono analizzati i principali rischi chimici affrontati dalle popolazioni di avvoltoi del Vecchio Mondo. 

Come detto precedentemente, questi animali sono fortemente minacciati poiché occupano habitat confinanti con le popolazioni umane, contaminanti ambientali associati. Ulteriori pericoli riguardano la perdita di habitat dovuta al cambiamento del suolo per lo sviluppo dell’agricoltura, cambiamenti legati al clima e l’edilizia abitativa e l’industria. Oltre a tutto questo, va considerato l’avvelenamento, intenzionale o meno, e il fatto che la loro alimentazione non li facilita: essendo spazzini, sono ancora più vulnerabili all’esposizione chimica cronica attraverso la catena alimentare.  

Cosa si può fare per migliorare la condizione di questi animali?

Uno dei metodi più efficaci per la loro salvaguardia è il monitoraggio. I programmi relativi al monitoraggio sono essenziali per controllare i tassi di sopravvivenza, le coppie nidificanti, i loro nidi e soprattutto i movimenti degli animali in relazione alle risorse e all’esposizione ai fattori di rischio, fornendo, così, dati demografici sulla popolazione ma anche informazioni necessarie per la gestione delle aree protette.

Ultima, ma non per importanza, è l’informazione. Affinché si possa salvaguardare al meglio la salute di questi animali è fondamentale che più persone possibili siano coscienti dei danni che causano a queste popolazioni anche senza volerlo.

Come dice un vecchio detto: prevenire è meglio che curare.

Immagine in evidenza: Artemy Voikhansky, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

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