Gatto randagio, specie inaspettatamente dannosa

I gatti randagi spingono ulteriormente i marsupiali selvatici già in pericolo verso l’estinzione

Di Alessia Mircoli

Il gatto randagio è un gatto domestico (Felis catus) che vive all’aperto, lontano dalle abitazioni ed evita il contatto umano. Si tratta, quindi, di un animale domestico ritornato in natura che apparentemente sembra essere innocuo, ma in realtà viene considerato dai biologi della conservazione una delle peggiori specie invasive esistenti al mondo a causa della sua alimentazione e della sua abilità nel riprodursi velocemente.

Il gatto randagio è solito cibarsi di piccoli mammiferi, uccelli e altre creature di piccole dimensioni. A volte può essere fin troppo invasivo come cacciatore, infatti, a partire dal 2008, i gatti randagi invasivi avevano contribuito ad almeno il 13% delle estinzioni in tutto il mondo. Uno studio pubblicato su Scientific Reports evidenzia l’urgente necessità di proteggere le specie vulnerabili dalla predazione dei gatti randagi. Di che animali si tratta?

Sull’isola dei Canguri, al largo dell’Australia, è presente il dunnart di Kangaroo Island (Sminthopsis aitkeni), un piccolo marsupiale la cui popolazione si stima essere pari a soli 500 esemplari. Questa specie risulta essere già fortemente in pericolo poiché, a causa degli incendi boschivi del 2019-20 avvenuti sull’isola, il suo habitat naturale ha subito una significativa riduzione, infatti il 98% di quest’ultimo è stato totalmente bruciato. Attualmente queste creature potrebbero essere più a rischio che mai, dicono i ricercatori in Scientific Reports. Il gatto, per quanto possa sembrare domestico, potrebbe rappresentare un grave pericolo.

Tramite uno studio condotto tra febbraio e agosto 2020 da Louis Lignereux e colleghi, basato sulla valutazione del contenuto dello stomaco e del tratto digestivo di alcuni gatti randagi presenti sull’isola, è emerso che solo sette gatti (su un campione composto da 86 individui) si erano nutriti di dunnart di Kangaroo Island. Si parla, quindi, dell’8,1% dei gatti campionati.

Cosa si può dedurre da questi dati?

Vi è la conferma della temuta ipotesi: il gatto randagio, essendo un abile cacciatore di piccoli mammiferi, si nutre anche di dunnart di Kangaroo Island. Il fatto che siano stati ritrovati resti di quest’animale in soli sette gatti non deve illuderci poiché ciò che era presente nei gatti era solo un’istantanea di ciò che essi avevano mangiato nelle ultime 36 ore. È opportuno, quindi, tenere sotto controllo la popolazione dei gatti randagi sull’isola e, se necessario, fare delle operazioni di rimozione. Inoltre, queste azioni conservazionistiche possono essere replicate in tutte le zone in cui sono presenti sia il gatto randagio che specie minacciate, in modo tale da evitare la diminuzione di quest’ultime.

Avvenimenti come questi insegnano che a volte si recano danni alla biodiversità senza nemmeno accorgersene. In questo caso, quindi, è importante evitare che il nostro amico a quattro zampe possa girovagare liberamente al di fuori delle nostre case affinché non si replichino situazioni simili.

Chi lo avrebbe mai detto che un animale che siamo abituati ad avere dentro casa potesse creare così tanti danni ad intere popolazioni di specie differenti.

Mai sottovalutare la natura!

Immagine in evidenza del genere Sminthopsis: Patrick_K59, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons

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