Una nuova unità di misura per misurare l’intelligenza degli uccelli

La quantità di tempo che i pulli trascorrono all’interno del nido sembra essere indicativa per stimare il livello d’intelligenza delle varie specie di volatili

Sarà capitato a tutti di notare un gabbiano beccare un sacco della spazzatura o un piccione nidificare all’interno di un vaso riposto sul balcone di una casa. Questo dimostra come alcune specie di volatili siano state in grado di sfruttare nuove opportunità fornitegli dall’ambiente in cui vivono, comportamento che manifesta sicuramente un certo grado di intelligenza. È opportuno dire, però, che non tutte le specie di uccelli possiedono le stesse capacità adattative e soprattutto non sono accomunate dallo stesso livello di ingegnosità e capacità intellettiva.

Come mai? Questa è la domanda che si sono posti i ricercatori di un team internazionale che include membri della McGill University, i quali hanno pubblicato uno studio su Nature Ecology and Evolution. Da tale studio si evince che la risposta potrebbe risiedere sia nel fatto che i cervelli delle diverse specie hanno dimensioni differenti sia che questi ultimi sono composti, in specifiche aree, da un numero diverso di neuroni.

Tramite una nuova tecnica, i ricercatori sono riusciti a stimare in 111 specie di uccelli il numero di neuroni presenti in una zona specifica del cervello detta pallio, costituente circa il 75% dell’intero telencefalo. Il suo compito è pari a quello della corteccia celebrale umana coinvolta nella memoria, nel ragionamento, nell’apprendimento e nel problem solving. Da tale studio è emerso che le specie con numero di neuroni più elevato nel pallio erano probabilmente quelle più intelligenti ed innovative.

Sembrerebbe essere tutta una questione di cervello e di numero di neuroni, quindi si può affermare “mistero risolto!”. Invece no, perché non è finita qui.

Vi è un altro aspetto da considerare: “La quantità di tempo che i novellini trascorrono nel nido durante lo sviluppo del loro cervello potrebbe anche svolgere un ruolo cruciale nell’evoluzione dell’intelligenza”, afferma il professor Louis Lefebvre della McGill University, che ha trascorso più di venti anni a raccogliere esempi di innovazioni nel foraggiamento. Sembrerebbe, infatti, che le specie che trascorrono più tempo nel nido permettono al loro cervello di accrescersi e svilupparsi meglio poiché si accumulano man mano sempre più neuroni all’interno del pallio. “Chi va piano, va sano e va lontano” cita un vecchio proverbio. Evidentemente c’è chi ha saputo ascoltarlo più che bene.

Immagine in evidenza: JJ Harrison ( https://www.jjharrison.com.au/ ), CC BY 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by/3.0, via Wikimedia Commons

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