Ragnatele come mezzo per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico

Le ragnatele, note per essere ottime trappole per zanzare, mosche, api, si rivelano utili per la cattura di oggetti che volano nell’aria, tra cui le microplastiche

Ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, sarà capitato di imbatterci in una ragnatela. Molto spesso, infatti, ci capita di distruggerle senza nemmeno accorgercene, eppure sono interessantissime sotto molti punti di vista, oltre ad essere una vera e propria opera d’arte; basti pensare all’aspetto che assumono quando al mattino sono ricoperte da gocce di rugiada. Scientificamente parlando, le ragnatele sono costituite da fili microscopici tessuti dai ragni aventi lo scopo di intrappolare le proprie prede. Quest’ultime vengono tragicamente avvolte in un bozzolo dal quale non riescono a liberarsi, talmente tanto sono costrette.

 In che modo riescono ad essere così efficaci?

I fili sono composti da materiale viscoso secreto dai ragni grazie a specifiche ghiandole (sitteri) che rendono la ragnatela così tanto resistente da essere paragonata a dei fili d’acciaio.

Affascinante come una cosa apparentemente insignificante risulti essere così tanto forte.

Ovviamente, una trappola di questa tipologia non è selettiva, infatti cattura tutto ciò che riesce a trattenere. Se si facesse un’analisi un po’ più approfondita, quindi, cosa si potrebbe riuscire ad individuare sulle ragnatele?

In Germania i ricercatori dell’Università di Oldenburg hanno analizzato le ragnatele sotto un nuovo punto di vista: l’obbiettivo era verificare la presenza di microplastiche tra i fili delle ragnatele. Le ricerche sono andate a buon fine, infatti il team ha trovato diversi residui di microplastiche tra cui principalmente la plastica PET (polietilene tereftalato, resina termoplastica adatta al contatto alimentare, facente parte della famiglia dei poliesteri), il polvinilcloruro (PVC, una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo) e particelle derivanti dall’abrasione di pneumatici per auto.

Si è certi, quindi, che le microplastiche possono depositarsi sulle ragnatele e rimanervi intrappolate. Esiste, però, un modello di distribuzione relativo alle microplastiche?

Per rispondere a tale domanda, il team ha raccolto le ragnatele presenti alle fermate degli autobus disposte lungo le strade a diverse intensità di traffico nella città di Oldenburg in differenti momenti della giornata. Una volta raccolti i campioni, si è proceduto con le analisi ottenendo i seguenti risultati: “Tutte le ragnatele erano contaminate da microplastiche”, riferisce Isabel Goßmann, coinvolta nello studio come parte della sua tesi di dottorato. In alcuni casi, il contenuto di plastica rappresentava anche un buon decimo del peso totale di una tela. Quasi il 90% della plastica era costituita da PET (polietilentereftalato), PVC e materiale di pneumatici per auto. La percentuale di detriti di pneumatici variava notevolmente, a seconda del traffico sulla strada adiacente.

Studi del genere non erano mai stati compiuti prima, anche se le ragnatele erano state già utilizzate per verificare la presenza di metalli pesanti o particelle magnetiche come afferma la dott.ssa Barbara Scholz-Böttcher, l’esperta di microplastiche presso l’Istituto di Chimica e Biologia dell’Ambiente Marino (ICBM) dell’Università a capo dello studio.

Da questa ricerca si può dedurre che le ragnatele rappresentano un mezzo semplice, economico e soprattutto efficace per lo studio ed il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico urbano causato dalle microplastiche. I risultati di tale studio sono stati pubblicati sulla rivista Science of the Total Environment e offrono sicuramente un buon punto di partenza ed un ottimo spunto per proseguire ricerche di questo tipo anche in altre città.

Gli unici sfortunati che probabilmente hanno qualcosa da ridire sono tutti quei poveri ragni ai quali verrà sottratta la ragnatela!

Immagine in evidenza: Shaananu87, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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